Venezuela, la crisi non demorde: bolivar al collasso

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La dura crisi economica che sta attraversando il Venezuela si sta riversando inevitabilmente sulla moneta nazionale, il bolivar. La valuta venezuelana oramai è al collasso e la sua debolezza sotto gli occhi di tutti, accentuata per lo più da una inflazione che ha ormai toccato le tre cifre e da un’instabilità politica che non si riesce a domare.

I cittadini, proprio a causa dell’inflazione galoppante, non sono neanche più in grado di procurarsi beni di prima necessità: cibo e medicinali sono diventati quasi una chimera.

Insomma, la recessione economica del Venezuela, anziché arrestarsi, non ha fatto altro che continuare a peggiorare in questi ultimi mesi. E il governo a guida Maduro, di ripristinare la situazione o anche solo di ammettere le proprie colpe non ne vuol proprio sapere: ed è questo ciò che pesa sopra ogni altra cosa, ossia la prospettiva di un futuro che difficilmente migliorerà nel breve periodo (d’altronde, laddove manca la volontà politica di cambiare le cose, difficilmente si può pensare a un cambiamento prossimo).

Venezuela: l’inflazione non arretra, anzi…

Per quanto riguarda il bolivar, la svalutazione è stata talmente tanto forte che se anche solo sei mesi fa, per comprare un dollaro statunitense, erano necessari 3.000 bolivar venezuelani, oggi, per lo stesso acquisto, di bolivar ce ne vogliono 8.000! A novembre 2016 invece il cambio era di 1 dollaro per poco più di 1.000 bolivar, segno evidente di come le cose siano progressivamente andate peggiorando.

La corruzione del governo e la malagestione della macchina amministrativa hanno fatto fare all’inflazione un balzo senza alcun precedente, con un indice dei prezzi al consumo che toccherà di qui a breve il 720% (o almeno queste sono le stime fatte dal Fondo Monetario Internazionale sulla crisi venezuelana).

Il panorama politico

Se la situazione economico-finanziaria è fortemente compromessa, quella politico-istituzionale non è che sia molto meglio. Le proteste contro il governo guidato da Nicolas Maduro continuano ad andare avanti senza sosta e a non produrre neanche l’ombra di un risultato. Per quanto la società civile chieda a gran voce le dimissioni del primo ministro, infatti, il governo fa orecchie da mercante e continua ad andare avanti nella propria opera di distruzione del Paese.

A nulla quindi valgono le centinaia di migliaia di feriti, la povertà dilagante e le decine e decine di persone morte nel corso delle proteste (si stima che siano morte 74 persone durante gli scontri politici).

E la cosa ancor più strana di tutta questa faccenda è che il Venezuela si trova sulle più grandi riserve petrolifere al mondo: se non ci fosse il malaffare e se non ci fosse la malagestione, quello potrebbe essere un Paese ricchissimo. Una sorta di Arabia d’Occidente.

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