Bce, Draghi va avanti per la sua strada: tassi invariati, euro “irreversibile”

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Come da programma, la politica monetaria della Banca Centrale Europea non cambia di una virgola. La linea rimane dunque la stessa, con il governatore Mario Draghi che ha anticipato la possibilità di apportare delle modifiche al proprio piano di approccio monetario soltanto quando arriveranno segnali più incoraggianti su inflazione e crescita. Draghi, inoltre, nella conferenza stampa di poche ore fa ha difeso a spada tratta la Germania, affermando che Berlino non manipola la valuta così come affermato da molte parti politiche (prevalentemente provenienti dall’area euroscettica ma anche dalla stessa amministrazione americana).

La politica della Bce non cambia

Mantenendo inalterata la politica sui tassi di interesse e sull’acquisto di titoli pubblici, la Bce ha dato un chiaro segnale: l’incapacità di riuscirsi a fidare della situazione corrente, che per quanto generalmente più positiva non è comunque sufficientemente solida da far pensare che la Banca europea possa cambiare verso. Secondo gli economisti di Francoforte, insomma, è ancora il caso di tenere alta la guardia e di conservare le politiche di emergenza fino a quando l’aumento dei prezzi non diventerà più solido e la ripresa più corposa.

Di conseguenza a nulla è servito il tasso di inflazione che dopo 4 anni è tornato sui livelli di target: Draghi è consapevole del fatto che il raggiungimento di un’inflazione del 2%, come recentemente sperimentato, non è che un passaggio momentaneo, e che a breve la percentuale perderà lo slancio che ha preso in un primo momento.

La collaborazione tra Banche centrali

Nelle sue dichiarazioni, il numero uno dell’Eurotower si è soffermato sul ruolo che ha la collaborazione tra le diverse Banche centrali. In particolare, ha ricordato Draghi, l’impegno a non intraprendere un percorso di svalutazione competitiva che ha permesso a diverse economie di sostenere la crescita globale.

O almeno questo è quanto è stato possibile fare fino ad oggi, perché la volontà annunciata dalla presidenza Trump di svalutare il dollaro potrebbe ripercuotersi negativamente in questo patto sovranazionale e rompere così l’equilibrio che si è andato determinando negli ultimi anni. E proprio a proposito di Trump, il governatore della Bce si è espresso contro gli Stati Uniti ricordando come nel 2014 il Tesoro americano si fosse già espresso contro coloro i quali ritenevano che la Germania potesse manipolare la moneta unica.

L’euro? Un processo irreversibile

Per quanto riguarda l’euro, infine, Draghi non ha avuto dubbi: nonostante la Brexit nel Regno Unito e il referendum costituzionale in Italia, e pur a fronte delle elezioni statunitensi che sono andate come sono andate, l’euro è stato in grado di tenere il passo senza accusare contraccolpi di sorta. A riprova di come la moneta unica sia una garanzia per l’intera Ue e di come l’euro debba considerarsi ormai un processo “irreversibile”.

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