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Clinton contro Trump: il post dibattito

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Ieri notte ha avuto luogo l’attesissimo dibattito tra Hillary Clinton e Donald Trump.

Informata, calma, pronta e ricca di dettagli la Clinton; impreparato, vago e dallo slogan facile Trump. Novanta minuti volati in un attimo che ci hanno trasmesso il più importante insegnamento per tutti noi e per i giovani sopratutto: studiare, capire i dettagli, scavare, andare a fondo serve. Questo è il messaggio che ha dato Hillary Clinton ieri sera, un ammonimento per gli amanti della superficialità degli slogan, per l’improvvisazione.

Trump però si è difeso bene, ha cercato di cambiare marcia, ha trattenuto le battute più aggressive e volgari, a risposto a tono su economia e commercio e sugli accordi commerciali che avrebbero tolto posti di lavoro agli americani. Questo infatti è vero solo fino ad un certo punto, un ruolo importante ce l’ha avuto la tecnologia che ha ridotto da centomila a diecimila i posti di lavoro in una fabbrica di auto. Comunque nel contesto dello scontro diretto in un dibattito televisivo la tesi accordi commerciali uguale perdita di posti di lavoro poteva starci.

Hillary però con reazioni immediate alle battute di Trump ha stabilizzato la situazione. Era sicura, preparata, aveva studiato, era tranquilla davanti ad un pubblico americano di circa cento milioni di persone. Era preparata non solo sui contenuti ma anche sull’immagine, con un abito rosso sgargiante che le donava molto, orecchini ed una collana molto semplice.

Tutto è stato studiato nel dettaglio, così come il posizionamento fisico, il linguaggio del corpo, non ha mai reagito alle provocazioni, sempre con il viso sorridente che non sembrava artificiale. Qualcuno forse giudicherà eccessiva questa preparazione, poco naturale, calcolata, come ha fatto Trump. Ma Hillary era preparata e non stava fingendo e Donald che contava come al solito solo sul suo istinto per vincere non ci è riuscito e magari si preparerà meglio per il prossimo confronto.

Più Etf a disposizione degli investitori americani

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Negli Stati Uniti, l’offerta di replicanti di indici Esg si è notevolmente ampliata, con 17 lanci negli ultimi due anni.

Il costante interesse del mercato verso le tematiche Esg (ambientali, sociali e di governance) non è sfuggito agli emittenti di Exchange traded funds, con l’industria che offre sempre più alternative a chi vuole investire “responsabilmente”.

Per anni, le principali opzioni per gli investitori Esg sono state limitate all’industria delle energie alternative o al settore idrico. Due categorie di investimenti che sono diminuite drasticamente nell’ultimo periodo a causa delle performance non brillanti e della loro difficile collocazione in portafoglio.

Negli Stati Uniti (mercato che storicamente anticipa i trend europei di qualche anno), sono quotati attualmente 20 replicanti di tipo Esg al di fuori dei campi delle energie alternative e dell’acqua (17 dei quali lanciati negli ultimi due anni). Questo gruppo gestisce oggi 1,9 miliardi di dollari e con ogni probabilità supererà gli asset detenuti dagli strumenti esposti alle energie alternative e all’acqua (2,3 miliardi).

Questi 20 fondi passivi si rivolgono agli investitori che vogliono integrare la sostenibilità nella loro esposizione azionaria. Il gruppo, infatti, è composto da un fondo bilanciato e 19 fondi azionari.

Gli indici replicati utilizzano diversi approcci all’investimento responsabile. Il primo approccio è relativo alla sostenibilità relativa dell’azienda, si valuta pertanto la gestione ambientale, sociale e di governo in relazione alle società concorrenti.

Il secondo approccio, invece, è concentrato sulla carbon footprint (impronta di carbonio) dei portafogli, mirando a investire in aziende che hanno deboli emissioni inquinanti.

Quattro nuove offerte nate di recente, invece, hanno come tema centrale l’uguaglianza sul posto di lavoro: lo SPDR SSGA Gender Diversity Index ad esempio investe in aziende che si trovano ai primi posti nei loro rispettivi settori per la presenza di donne in funzioni di vertice.

Infine, la prossima ondata di Etf “responsabili” potrebbe far parte di un ulteriore approccio: l’impact investing (investimento a impatto). I portafogli di questo tipo mirano a investire in aziende che presentano i criteri Esg, ma tentano anche di anticipare determinati obiettivi ambientali o sociali. Ad esempio, l’iShares MSCI Global Impact, lanciato nell’aprile 2016, investe in società impegnate a allinearsi agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu.

Gli investitori interessati ai temi Esg hanno ora un ventaglio di scelta importante, che spazia tra diversi approcci e tematiche (de-carbonizzazione, uguaglianza tra sessi, progetti ambientali), invece di limitarsi alle energie pulite e all’acqua.

La maggior parte dei nuovi prodotti resta di piccola taglia, solo sei su 20 superano i 75 milioni di dollari di patrimonio che sono di solito visti come la soglia minima per attrarre flussi importanti.

Unicredit in ribasso e Generali si fa avanti

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Unicredit, Fineco Bank e Generali, in flessione a Piazza Affari, sono le protagoniste di una partita decisiva per i riassetto di una parte del sistema bancario italiano.

Generali ha messo gli occhi su alcuni pezzi pregiati di Unicredit, che intanto lavora alla dimissione di alcuni asset per limitare l’entità del prossimo aumento di capitale (si parla di 5-8 miliardi di euro ma potrebbe addirittura arrivare a 10 miliardi secondo il Financial Times).

La prossima mossa dell’ad Jean-Pierre Mustier riguarda la cessione di Bank Pekao, di cui già è stata venduta una quota del 10% a inizio luglio: in prima fila per l’acquisto c’è il gruppo assicurativo polacco Pzu, pronto a sborsare fino a 2,5-3 miliardi di euro.

Pioneer invece, il colosso del risparmio gestito, stava per andare a Banco Santander prima che la trattativa si arenasse.

Ad oggi ha ricevuto almeno 7-8 manifestazioni d’interesse e tra le candidature più forti spicca quella della francese Amundi, ma il governo fa il tifo per una soluzione italiana, Poste Italiane (anche se a livello internazionale non è posizionata come i suoi diretti competitor) o Generali, supportata dagli advisor UBS e Nomura.

Il gruppo triestino è pronto a fare la sua offerta per la banca multicanale Fineco Bank, di cui Unicredit controlla una quota pari al 55%. Anche se, al momento, nessuna decisione è ancora stata presa.

Secondo l’agenzia di stampa Reuters, Mustier vorrebbe ottenere tre miliardi in contanti dalla cessione di Fineco Bank, ma Banca Generali non sembra essere di questo avviso e propende per un’operazione in carta.

Gli analisti di Mediobanca restano perplessi sulla reale efficacia dell’operazione e sottolineano come Fineco Bank rappresenti per Unicredit la barriera principale di fronte all’erosione del business bancario tradizionale a favore dei canali tecnologici.

Intanto il rating outperform di Mediobanca per Unicredit e Fineco, è rispettivamente di 4,4 euro e 7,3 euro.

Al momento a Piazza Affari il titolo Unicredit cede il 3,17% (a 2,08 euro per azione), mentre Fineco Bank perde l’1,83% (a 5,08 euro per azione). Giornata negativa anche per Generali, le cui azioni segnano un -2,41% a quota 10,93 euro.

Rcs: nuovo board approvato

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Nominato a Milano il nuovo consiglio di amministrazione Rcs, con 11 membri. Urbano Cairo confermato presidente e amministratore delegato.

A Milano la prima assemblea di Rcs MediaGroup da quando Urbano Cairo ha preso il controllo del gruppo editoriale: risulta invariata la 59,83% la quota in capo a Cairo Communication e sono invariate anche le quote degli altri soci rilevanti: Diego Della Valle ha il 7,32%, Mediobanca il 6,25%, Finsoe 4,61%, ChemChina (Pirelli) il 4,433%. Ha il 24,77% il patto che lega questi ultimi quattro soci storici assieme a Imh (dove c’è anche Andrea Bonomi), che ha il 2,17%. Sono presenti 211 azionisti in proprio e per delega, rappresentanti l’84,45% del capitale.

L’assemblea ordinaria ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione della società. Urbano Cairo è stato confermato presidente e amministratore delegato. Eletti anche Gaetano Micciché, Marco Pompignoli, Stefano Simontacchi, Stefania Petruccioli, Maria Capparelli, Alessandra Dalmonte. Per le minoranze entrano Diego Della Valle, Marco Tronchetti Provera, Carlo Cimbri e Veronica Gava.

Servirà ancora del tempo, ha detto Urbano Cairo, per dare indicazioni sul nuovo piano industriale per la società. Le idee non mancano a Cairo, le sta chiarendo e ha chiesto ancora qualche settimana.
Dice ancora Cairo: «Dobbiamo fare cose in più. Ho trovato disponibilità a fare di più, poi noi aiutiamo a sfrondare complicanze del passato». Per quanto concerne invece il clima trovato dentro l’azienda da quanto ne ha acquisito la maggioranza Cairo afferma: «Il risanamento è possibile» aggiunge, spiegando che «per me è fondamentale la conoscenza di un gruppo così grande e articolato con 3.500 dipendenti. Ho dedicato quasi tutto agosto a questa attività di conoscenza. Non si deve far diventare difficile il facile attraverso l’inutile, si deve seguire la strada maestra». Il problema secondo Cairo, «sono le sovrastrutture che sono diventate esagerate, ma ben vengano idee e proposte».
Urbano Cairo, sta valutando se riportare in edicola «Il Mondo», il settimanale economico del gruppo chiuso nel 2014, ma non è ancora stata presa una decisione. Anche Cairo era uno dei lettori del Mondo, ma, dice l’ad, non è qualcosa che si può fare in un minuto, occorre tempo e lui se lo sta prendendo per decidere al meglio in merito al futuro.

Listini in ribasso, vediamo perchè

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I listini europei ampliano i ribassi mentre gli investitori soppesano le evoluzioni sul mercato del petrolio, dopo giorni trascorsi a guardare le Banche centrali. I Paesi produttori facenti parte dell’Opec si riuniscono informalmente ad Algeri dopo che l’Arabia Saudita ha fatto sapere di essere pronta a tagliare la produzione se l’Iran acconsentirà a congelarla. Si ripropone pertanto la situazione che aveva già fatto schizzare verso l’alto i prezzi del greggio lo scorso aprile.
Nella settimana terminata il 20 settembre i gestori sono tornati a rimpolpare le posizioni “corte” sul petrolio, scommettendo su un nuovo ribasso dei prezzi e sul fallimento delle discussioni Opec.

La Borsa di Milano si allontana dai minimi con un calo dell’1,6% a metà giornata. Le vendite colpiscono il settore energetico e buona parte delle banche. L’indice delle materie prime di Piazza Affari perde oltre 2 punti percentuali, quello degli istituti di credito oltre 3 punti. Anche all’estero il settore finanziario è maggiormente penalizzato, tanto che Deutsche Bank precipita ai minimi da 24 anni a questa parte. Sfugge ai ribassi Mps, debole Rcs, da seguire anche Recordati, che tratta in rialzo sulle voci di interesse da parte dei cinesi. Scivolano nettamente anche Londra in rosso dell’1%, Parigi dell’1,5% e Francoforte dell’1,4%.

Anche in Asia la situazione non è migliore, con la Borsa di Tokyo in ribasso: l’indice Nikkei ha segnato un calo dell’1,25% a quota 16.544.56, con una perdita di 200 punti. Sui mercati valutari, lo yen ha trattato stabile sotto quota 101 col dollaro e le vendite sul listino si sono concentrate principalmente sul comparto dei titoli legati all’export.

C’è attesa per il dibattito negli Stati Uniti tra Hillary Clinton e Donald Trump, i candidati alla Casa Bianca nelle elezioni di inizio novembre, il cui esito potrebbe aprire scenari opposti per i mercati. In Germania l’indice Ifo che misura le aspettative delle imprese batte le attese e sale a 109,5 punti a settembre, a fronte del 106,3 di agosto. Il mercato stimava un indice a 106,2. Negativa la pubblicazione dell’Istat sulle vendite al dettaglio, calate dello 0,3% a luglio. I consumi interni, che sono stati il motore della debole ripresa italiana, sono risultati in affanno. Sempre l’Istat segnala che le esportazioni italiane verso i paesi extraeuropei sono cresciute ad agosto 2016 dello 0,9% rispetto a luglio e dell’11% rispetto allo stesso mese del 2015 nei dati grezzi. Negli Usa si attendono i dati su vendita di case nuove e indice manifatturiero per il Texas.

Il cambio euro-dollaro è in leggero apprezzamento, con la moneta del Vecchio continente che scambia a 1,1228 biglietti verdi. Male la lira turca, che s’indebolisce nettamente dopo il declassamento del Paese da parte di Moody’s che manda in sofferenza anche la Borsa di Istanbul. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è stabile poco sotto 130 punti base, con il rendimento del decennale italiano all’1,2%.
Wall Street in calo per la prima volta dopo tre di fila in rialzo; la settimana è comunque terminata con un bilancio positivo, in scia alle decisioni prese mercoledì dalla BoJ e dalla Fed. Venerdì il Dow Jones ha perso lo 0,71%, l’S&P 500 ha ceduto lo 0,57% e il Nasdaq ha lasciato sul terreno lo 0,63%; ma in settimana l’indice delle 30 blue chip ha aggiunto lo 0,8% e quello benchmark l’1,2%, le performance migliori dalla settimana finita il 15 luglio scorso; l’indice tecnologico è salito dell’1,2%.

L’oro è in lieve calo sui mercati asiatici, dopo i guadagni della scorsa settimana: il lingotto con consegna immediata cede lo 0,3% e passa di mano a 1.334,04 dollari l’oncia.

Solar Roof: Elon Musk da il via

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Elon Musk  ha annunciato la presentazione del Solar Roof, il tetto solare di Tesla realizzato in collaborazione con SolarCity.

Tecnologia ed ecosostenibilità sono ormai le due caratteristiche principali di Tesla che, dopo auto elettriche e automobili a guida assistita, va avanti con il progetto di costruzione di un tetto solare.

Solar Roof sarà il primo prodotto nato dalla fusione tra Tesla e SolarCity. L’obiettivo di Tesla è di combinare le proprie batterie di alimentazione costruite al Tesla Gigafactory con i pannelli solari di SolarCity per creare un prodotto ad energia solare unico.

Questa è solo una delle novità che Tesla ha deciso di lanciare. La casa ha infatti attualmente in produzione la Model S P100 D, la berlina elettrica con l’accelerazione più alta al mondo, e le innovative modifiche all’Autopilot che a maggio causarono il primo incidente mortale con automobili auto-guidate.

Nonostante sin dall’inizio la fusione tra Tesla e Solar City sia stata criticata e pochi giorni fa alcuni azionisti abbiano fatto causa ai dirigenti delle due aziende, Elon Musk non sembra preoccupato e porta avanti il suo progetto.

La data scelta da Elon Musk per il lancio è il 28 ottobre, e l’evento di presentazione del Solar Roof si terrà presso la baia di San Francisco. Il CEO Tesla è sempre più determinato a raggiungere i propri obiettivi, anche se questa volta il suo messaggio sembra più cauto di altri annunci.

Il Solar Roof sarà il nuovo grande prodotto dedicato alle abitazioni: il tanto atteso tetto solare è un incredibile passi in avanti per Tesla nel mercato delle energie rinnovabili. Elon Musk ha spiegato come il tetto solare di Tesla/SolarCity dispone di una batteria Powerwall 2.0 e di un alimentatore Tesla. In questo modo SolarCity potrà fornire tutta la propria esperienza nei pannelli solari.

Il Solar Roof si chiama così perché non sarà semplicemente un moderno pannello solare, ma un vero e proprio tetto completo e totalmente fotovoltaico, in grado di produrre energia elettrica. Tesla punta anche a fornire un prodotto che sia solido e duraturo nel tempo.

Twitter in vendita

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Twitter sembra essere ad un passo dalla vendita, l’accordo dovrebbe concretizzarsi entro la fine dell’anno. Intanto, in Borsa il titolo ha un’impennata del 21,4%.

Dopo i target mancati, gli utenti che non crescono quanto sperato e i conti in rosso Twitter è in crisi e cerca una soluzione. L’accenno alla vendita pertanto non stupisce e si ripercuote in modo sensibile sul titolo. Lo stesso era successo ad agosto quando si era diffusa la notizia che Steve Ballmer, ex ceo di Microsoft e azionista di Twitter con il 4% del capitale, stesse organizzando una cordata per acquisire la società assieme al principe saudita Al-Waleed bin Talal (detentore del 5%). Allora, le azioni hanno superato quota 20 dollari, crescendo del 27%. Non se n’è fatto nulla e i titoli sono tornati a livelli più consueti.

A gennaio si era fatto il nome di News Corp. L’idea era piaciuta al mercato, tanto da far salire il titolo del 14%. Il Wall Street Journal indicava invece tre altri papabili: Alphabet in testa, seguito da Time Warner e Twenty-First Century Fox. A febbraio spuntano i nomi di Marc Andreessen e di Silver Lake, società di private equity. Per il New York Post, invece, Twitter avrebbe discusso la fusione con Yahoo. A giugno Recode torna su Google, cui affianca la new entry Comcast. Techcrunch amplia invece la rosa a Apple, Facebook, News Corp, Verizon, AT&T, Microsoft e Amazon.

I motivi di interesse nell’azienda non mancano. La base di utenti e il flusso informativo possono interessare media e tech company, come testimoniano i buy con i quali gli analisti bollano i titoli Twitter. E lo confermano le parole di Ballmer, che in un’intervista a Business Insider spiega perché ha deciso di prendersi il 4% di Twitter: “Ha avuto alcune difficoltà ma credo che nel lungo periodo continuerà a essere una grande società”. Secondo l’ex ceo di Microsoft, c’è ancora una consistente “potenziale al rialzo” in quanto Twitter è riuscito a creare un brand globale e riconoscibile, ci sono molte opportunità per migliorare il prodotto e la struttura dei costi.

 

Il prezzo di Twitter non è alla portata i tutti: 10 miliardi di dollari. Ci sono alcuni indiziati principali, per possibili sinergie e capacità di spesa. C’è chi viene accostato all’affare più per la capienza del portafoglio che per piani strategici. E ci sono i possibili outsider.

Per quanto concerne Google, certo le risorse non mancano. La capacità di analisi di Google e il flusso in tempo reale di Twitter potrebbero sposarsi per moltiplicare le potenzialità pubblicitarie del sito di microblogging. Potenziare i propri strumenti e monetizzare Twitter. Senza dimenticare le sinergia con Android.

Per Amazon invece Twitter potrebbe essere uno strumento utile per l’e-commerce e per aggiungerebbe valore alla linea dei dispositivi Fire.

Per Microsoft Twitter potrebbe essere un prodotto da aggiungere al pacchetto anche se Microsoft ha già speso 26 miliardi di dollari per LinkedIn.

Mark Zuckerberg invece sembra aver fatto un passo indietro. In passato ha sondato il terreno e tentato di assumere Jack Dorsey prima che diventasse ceo. Facebook sta mettendo sempre più l’accento su contenuti e live e forse non ha più bisogno di Twitter

Per Apple sarebbe uno strumento in più per la propria piattaforma e per migliorare la qualità delle analisi.

AT&T e Verizon vogliono entrambi diventare media company a tutto tondo. Entrambe, però, hanno già affrontato da poco un investimento importante: Direct Tv e Yahoo. Mettere le mani su Twitter sarebbe un rischio.

Non resta che seguire gli avvenimenti e vedere che cosa accade.

Toronto: esempio di tecnologia e innovazione

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Secondo la leggenda la città di Toronto in passato si chiamava Hogtown. Il nome richiama alla vecchia vocazione economica della città dove si lavorava la carne di suino e dove detti animali scorazzavano indisturbati per le strade cittadine.

Ne è passata tanta di acqua sotto i ponti e oggi Toronto è una città moderna che ha un posto d’onore tra le dieci smart city mondiali, accanto a New York, Berlino e Barcellona. Toronto ha una popolazione di due milioni e mezzo di abitanti ed un tasso di multiculturalità molto elevato, visto che circa la metà dei residenti non è nata in Canada. La città è la capitale economica del Canada con grattacieli, multinazionali, grosse banche che non fanno che mostrare chiaramente questa evoluzione.

Il percorso di modernizzazione della città è iniziato circa dieci anni fa, attraverso l’attenzione all’ambiente. Toronto è diventata una low-carbon city, un centro urbano che riduce le emissioni di Co2 nell’atmosfera. Toronto è inoltre appena stata inserita tra le 35 finaliste del premio C40 per la categoria “finanza e sviluppo economico”. La città ha infatti portato avanti due programmi: il primo Hi-Ris, per sostenere i proprietari di edifici residenziali a raggiungere l’efficienza energetica e ad utilizzare al meglio le risorse idriche. L’altro, dal nome Help, ancora rivolto al raggiungimento dell’efficienza energetica ed idrica delle case, ma con il coinvolgimento diretto dei proprietari che chiedono prestiti a tassi agevolati per ridurre le bollette. Si parla di un risparmio del 25%, 800 dollari all’anno per le famiglie canadesi.

Inoltre la piattaforme MywaterToronto permette di avere informazioni sul consumo giornaliero, settimanale e annuale e identificare perdite e sprechi, il tutto sul proprio PC o dispositivo mobile.

Nel campo dei trasporti invece Toronto ha ideato un sistema di sostegno reciproco per i pendolari che si rivolge anche ai datori di lavoro. Smart Commute Toronto incentiva il car-pooling, i mezzi pubblici, l’utilizzo di biciclette e le camminate per raggiungere il posto di lavoro, nell’area urbana detta Greater Toronto e Hamilton Area (Gtha). Il tutto tramite una piattaforma che aiuta a mettere in contatto i vari utenti dopo averne analizzato gli spostamenti abituali e le necessità.

Per quanto concerne i rifiuti, Toronto ha trovato un modo per ricavare energia tramite una discarica della città, non più attiva dal 1983, che è diventata una risorsa per lo sfruttamento del metano prodotto dalla decomposizione dei rifiuti. I gas non finiscono in atmosfera e riescono ad essere riutilizzati come fonte di energia rinnovabile.

Tornando alla vocazione economica della città, dal 2009 Toronto ha un grattacielo nel suo distretto finanziario e attende il completamento di altri due edifici che andranno a formare il Bay Adelaide Centre. Si tratta di edifici a risparmio energetico. Altro centro importante per Toronto è quello dedicato all’innovazione che Cisco ha deciso di aprire qui. L’Innovation Center di Toronto è uno dei nove che l’azienda ha distribuito in tutto il mondo ed è il primo del suo genere in Nord America. Lo scopo di questo centro è aggregare clienti, partner, startup, università e comunità. Tra le iniziative organizzate, un premio rivolto alle startup canadesi e un programma ad hoc per l’iniziativa imprenditoriale femminile. Il Cisco Women Enterpreneurs Circle si propone di aiutare con risorse e formazione le donne che vogliano mettersi a capo di piccole e medie imprese.

Per concludere, anche la Toronto Public Library è un esempio di innovazione, grazie a tutto il materiale digitale, audio e video che ospita e alla possibilità di sperimentare nuove tecnologie: la presenza di stampanti in 3D che possono essere utilizzate da tutti i possessori della tessera della biblioteca.

Equitalia addio, arriva Equientrate: le prime novità

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equitalia diventa equientrate

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi lo aveva annunciato, e infatti eccoci qua: l’addio a Equitalia sembra essere ormai cosa certa. Entro la fine del 2016 potremmo dover dire addio a Equitalia così come l’abbiamo conosciuta finora e prepararci a dover interagire con un qualcosa di nuovo nell’aspetto e di diverso anche per quel che riguarda il modus operandi.

Tiscali e Huawei, accordo raggiunto: ecco cosa accadrà

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Tiscali e Huawei Italia hanno raggiunto un’intesa per la fornitura di apparati che porteranno alla costruzione in Italia di una rete a banda ultralarga. La firma del contratto è stata comunicata nella serata di giovedì, ma di preciso cosa prevede questo accordo?