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Londra, Theresa May trova la stabilità: siglato accordo con il DUP

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Le recenti elezioni che si sono tenute nel Regno Unito hanno destato non poca tensione tanto a livello interno quanto nel resto d’Europa. Il governo di Theresa May, che aveva indetto le elezioni per avere una legittimazione più forte, ne è infatti uscito indebolito: pur mantenendo la maggioranza parlamentare relativa, i conservatori hanno perso decine di seggi. Dopo diversi giorni di difficoltà sembra però che le cose siano tornate alla normalità.

Prezzo del petrolio ancora giù: investitori puntano sullo short

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Il prezzo del petrolio è tornato a salire, ma il futuro che ci si aspetta relativamente alla quotazione dell’oro nero è tutt’altro che promettente. La settimana che si sta portando a conclusione è stata a dir poco negativa per il prezzo del petrolio, che è sceso sotto la soglia dei 45 dollari al barile e che farà sì che il mercato ricorderà questo primo semestre del 2017 come il peggiore dal 1997 per la quotazione di greggio.

Brexit, prime trattative: Ue batte Regno Unito

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I negoziati sulla Brexit si aprono con una grande sconfitta per il Regno Unito. L’Unione europea è riuscita nell’intento di vincere la prima tappa di questa lunga querelle che durerà all’incirca fino a marzo 2019 e che dovrebbe portare, salvo diversi shock, all’abbandono dell’Ue da parte del paese d’oltremanica.

Prezzo dell’oro, previsioni per il 2017: cosa aspettarsi?

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oro

Già dallo scorso anno diversi analisti hanno provato a fare delle previsioni sul prezzo dell’oro, rivelandosi spesso e volentieri inesatte. Ma allora cos’è che dobbiamo aspettarci da questo 2017?

Da gennaio ad oggi il prezzo dell’oro ha seguito un trend piuttosto altalenante, e fondamentalmente è proprio questa la ragione che ha reso difficile fare previsioni di sorta. Dopo aver inaugurato l’anno attorno ai 1.150$, il prezzo del metallo prezioso è volato a 1.254$. A marzo c’è stato però il primo vero crollo sotto i 1.200 dollari, e da lì ci sono state riprese e crolli continui che ci siamo praticamente trascinati fino ad oggi.

Il fatto è che non si sa bene cosa ci sia da aspettarsi per le prossime settimane, anche perché l’instabilità politica regna sovrana. E si sa che laddove v’è instabilità politica, vi sono anche delle inevitabili oscillazioni dell’oro o in un senso o nell’altro.

Dopo la riunione della Federal Reserve del 15 giugno scorso, il prezzo dell’oro è crollato a 1.274$ per poi ripiegare a 1.254$ in virtù, guarda caso, della relazione inversa che lega il metallo prezioso e i tassi di interesse. D’altronde si sa: in un economia che guarda alla ripresa, beni quali oro e argento non sono poi molto attraenti per gli investitori.

Secondo le previsioni più recenti, l’ottimismo e il miglioramento dell’economia sembrano avere la meglio, pertanto gli analisti ritengono che gli investitori, preso atto di un’economia in ripresa, finiranno con l’allontanarsi dai beni di rifugio e per dare priorità ad asset più rischiosi (ma al tempo stesso più remunerativi). Pertanto aspettiamoci uno scivolone del prezzo dell’oro, quanto meno nel breve termine, e un ripiego sulla soglia dei 1.200 dollari l’oncia.

Per quanto riguarda il lungo periodo, invece, l’oro sarà nelle condizioni di riservare ottime sorprese. Secondo Jim Iuorio, managing director della ITM Institutional Services, nonostante il mese di giugno sia stato contraddistinto da una forte volatilità, il prezzo dell’oro intraprenderà un percorso rialzista di lungo periodo. Ecco quindi che per il lungo termine ci si può aspettare un apprezzamento. Anche David Roche, analista della Independent Strategy con più di 40 anni di esperienza alle spalle, è convinto che l’oro guadagnerà più di 6 punti percentuali anche e soprattutto “per merito” del clima di incertezza generato da Donald Trump.

Andare a Londra è sicuro oppure no tra Isis e Brexit?

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Andare a Londra è una scelta saggia dopo i recenti attentati sferrati dall’Isis? E’ questa la domanda che sempre più persone sono soliti porsi, tanto più gli italiani che come sappiamo hanno sempre avuto una particolare attrazione nei confronti della capitale inglese.

Opzioni binarie vietate: la nuova sfida del CySEC

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CySEC

L’iFX Expo è uno dei più importanti eventi organizzati nell’ambito del trading. Evento che quest’anno si è svolto a Cipro. E proprio nell’ambito di questo evento c’è stata una dichiarazione da parte del CySEC che ha davvero fatto discutere: “Stiamo valutando la possibilità di mettere al bando le opzioni binarie, ma stiamo ancora attraversando una fase di consultazione”.

Demetra Kalogerou, presidente del CySEC, non ha usato tanti giri di parole per affermare che le opzioni binarie possano essere vietate una volta per tutte.

Da un po’ di anni a questa parte il CySEC ed altri enti regolatori hanno inasprito molto le leggi che regolano il forex e il trading binario, in risposta soprattutto alle innumerevoli accuse di frode provenienti da parte di clienti danneggiati. Nel campo del trading, non a caso, sono parecchi i casi di persone che si son viste truffare dai broker, e sono altrettanto numerosi i casi di broker che alla fine si sono rivelati degli abili truffatori. Neanche le modifiche apportate sui regolamenti sono servite poi a molto, tanto è vero che il tentativo in atto di modificare in senso ancor più restrittivo la direttiva MiFID non sta lasciando per strada tanti consensi.

Ma quali conseguenze faremmo bene ad aspettarci qualora le opzioni binarie dovessero effettivamente abbandonare il mercato? Se il CySEC deciderà di intraprendere questa strada, a quel punto ci sarebbero serie conseguenze per il trading in senso lato, se non altro perché ci sono Paesi, come l’Italia, in cui le opzioni binarie rappresentano una pratica diffusissima.

In altri Stati come Belgio e Francia, invece, cambierebbe ben poco poiché questi Paesi hanno già vietato tutti i mercati over the counter, forex compreso. In questa direzione si stanno muovendo anche Canada e Olanda, attualmente uniformate sulla strada del bando ad ogni forma di pubblicità fatta nei confronti delle opzioni binarie. Israele invece vuol usare il pugno duro: la Israeli Securities Authority (ISA) ha emanato una proposta di legge volta a sradicare in tutto e per tutto le opzioni binarie nel Paese.

Insomma, nei confronti di questa forma di trading è in atto una vera e propria guerra globale, tant’è che in molti chiedono semplicemente di rivedere le regole in misura più restrittiva (come vale per l’americana CFTC) anziché cancellare tutto dall’oggi al domani. Infatti negli USA l’introduzione di leggi più rigide ha portato a un cambiamento radicale, con una presenza sul mercato di soli due broker di opzioni binarie e con dei casi di frode che si sono sostanzialmente dimezzati.

Cambio euro dollaro: nulla è più come prima

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cambio euro dollaro

Gli analisti iniziano ad avere qualche timore per via della tendenza di cui si sta rendendo protagonista il cambio euro dollaro. Il rialzo del cross delle ultime ore, infatti, sembra ormai limitato: non ci sarebbero più le condizioni per pensare che il rally possa proseguire sulla sua corsa. Il cambio infatti è in ribasso e gli investitori statunitensi, consci della situazione che si sta profilando, stanno acquistando in blocco le azioni europee anche grazie alle quotazioni favorevoli.

Confcommercio vede la ripresa. Il governo rassicura: “L’Iva non aumenterà”

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Sangalli di Confcommercio

Quello legato a un possibile aumento dell’Iva è un timore totalmente infondato. Lo ha detto il governo per voce del ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, intervenuto poche ore fa all’assemblea annuale di Confcommercio.

Bitcoin, nuovo massimo storico: sfiorati i 3.000$

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Il Bitcoin sta per sfondare un nuovo traguardo. Nella sessione di martedì la quotazione della criptovaluta ha sfiorato i 3.000 dollari per unità, incassando un nuovo massimo storico a 2.967$. Il prezzo, negli istanti immediatamente successivi, ha poi ripiegato attorno ai 2.880, ma rimane il fatto che il Bitcoin sia davvero a un passo dalla soglia dei 3.000!

Lavoro stagionale, nero in aumento: pesa il vuoto voucher

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Con l’avvento dell’estate si apre la caccia al lavoro stagionale, cioè a quel lavoro che solitamente impiega i più giovani nei bar, nei ristoranti e negli stabilimenti balneari.

In questo periodo dell’anno il personale arriva a triplicarsi rispetto agli altri mesi, ma così come il lavoro aumenta, cresce di pari passo il ricorso al lavoro nero: la Cgil stima che questa estate almeno un lavoratore su due (il 55%) verrà impiegato senza un regolare contratto di lavoro. Complice anche l’incertezza normativa che aleggia sul fronte voucher.

Quello del lavoro nero durante la stagione estiva è un fenomeno in crescita rispetto allo scorso anno, quando la stima del nero si fermava a quota 47%. L’incremento, fa notare la Cgil, sarebbe quindi legato al vuoto normativo che si è prodotto con l’eliminazione dei voucher senza che vi siano formule volti a sostituirli.

Il sommerso, in ogni caso, dilaga soprattutto nelle realtà meridionali, dove in nero ci lavorano anche 7 persone su 10. Si segnalano, nello specifico, aree di forte evasione in Campania e Calabria, dove infatti i controlli da parte della Guardia di Finanza e degli ispettori del ministero del Lavoro si faranno ancora più frequenti rispetto a quanto non lo siano già stati.

Secondo la Cgil occorre quindi introdurre una normativa chiara e definitiva sul lavoro occasionale. Per questo il sindacato chiede che la questione venga regolamentata una volta per tutte, ma senza i voucher appena abrogati e tanto meno senza ricorrere alla formula che il governo ha invece l’obiettivo di introdurre con la famosa manovrina. Il timore della Cgil, proprio alla luce della riforma di questi giorni, è che alla fine “il lavoro occasionale sostituirà quello stagionale, il part-time dei weekend, i tempi determinati e la somministrazione. E non perché ce ne sia effettiva necessità, ma solo perché costa meno e dà meno diritti”.

Le imprese intanto continuano a fare pressing affinché i voucher possano venire reintrodotti, o come erano fino a poco tempo fa o sotto altra forma: l’importante, per gli industriali, è che ci sia di nuovo uno strumento che possa permetter loro di avvalersi di lavoratori occasionali. Nonostante ci siano i contratti di lavoro stagionale, quelli a chiamata, quelli a intermittenza, quelli a progetto e così via, in Italia si ritiene che senza voucher non ci siano davvero più margini per assumere: ma quanto questa visione dei fatti corrisponde al vero? E quanto la formula pensata dal governo Gentiloni funzionerà meglio rispetto al passato?