Veneto Banca a terra: unica via di fuga la fusione con Popolare di Vicenza

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Veneto Banca ha chiuso il 2016 con una perdita di 1.501,9 milioni di euro dopo una perdita di 881.9 milioni registrata l’anno precedente. Si tratta di una cifra consistente, ancor più se si considera che segue a un’altra perdita altrettanto consistente. L’istituto di Montebelluna ha registrato anche un calo nella raccolta diretta del 17.8% e una perdita operativa di 176.9 milioni di euro, dato che risente inevitabilmente del calo dei ricavi e delle dinamiche delle masse intermediate che hanno remato contro.

Le rettifiche di valore sui crediti e altre attività sono ammontate a 1.293 milioni di euro (con un’impennata del +58.7% rispetto a fine 2015). In particolare, le rettifiche sui crediti sono risultate pari a 1.288 milioni di euro. Inoltre, la banca veneta ha più che triplicato a 433.6 milioni di euro gli accantonamenti a fondo rischi e oneri. Al netto delle componenti non ricorrenti, il risultato operativo sarebbe finito in area positiva per circa 50 milioni di euro. A tutto ciò si aggiunge l’indice di liquidità che a fine 2016 era al 70.15% e che negli ultimi tempi ha mostrato segnali di flessione a seguito delle incertezze in merito al processo di ricapitalizzazione.

Insomma, la situazione generale di Veneto Banca è tutto fuorché rassicurante, anche se da Bruxelles e dalla Bce sembra provenire una notizia incoraggiante. La gravità della condizione e i reiterati appelli a far presto hanno fatto sì che tutti gli attori interessati nel piano di salvataggio si siano riuniti proprio per parlare di come ridare un futuro alla Popolare di Vicenza e a Veneto Banca. Si è trattata di una riunione tecnica che ha visto la partecipazione della Dg Comp della Commissione europea, della Bce, del Ministero italiano dell’Economia e di Banca d’Italia.

L’incontro, avente come oggetto la ricapitalizzazione precauzionale, è stato giudicato “positivo” e “molto costruttivo” da parte dei suoi partecipanti, a riprova di come vi sia fiducia circa il fatto che tutti i nodi che affliggono l’istituto possano essere affrontati con coraggio e fiducia. Nelle prossime settimane si dovrebbe procedere così a mettere in campo una soluzione comune che possa apparire efficiente, sostenibile e nell’interesse della solidità finanziaria.

Ma c’è ancora un ma: si attende la risposta da parte della Bce sulla solvibilità dei due istituti e sul piano industriale che prevede la fusione e il rilancio del gruppo, così come c’è aria di attesa sulla decisione dell’Antitrust Ue in merito alla ricapitalizzazione precauzionale. Tuttavia i vertici di Popolare di Vicenza e Veneto Banca ne sono convinti, oggi più che mai: la fusione rimane l’unica strada per dare un futuro alle banche e per scongiurare il rischio di Bail in.

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