Brexit, prime trattative: Ue batte Regno Unito

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I negoziati sulla Brexit si aprono con una grande sconfitta per il Regno Unito. L’Unione europea è riuscita nell’intento di vincere la prima tappa di questa lunga querelle che durerà all’incirca fino a marzo 2019 e che dovrebbe portare, salvo diversi shock, all’abbandono dell’Ue da parte del paese d’oltremanica.

Dopo le prime sette ore di discussione è emerso che il blocco europeo ha usato il pugno duro, più di quanto non lo abbia fatto il Regno Unito: in pratica l’Ue è riuscita a non accogliere le richieste provenienti dagli inglesi relative alla tempistica tramite cui si sarebbe dovuto discutere della Brexit. Il motivo per cui l’Ue ha sbarrato le porte al Regno Unito è evidente: la volontà degli europei è di arrivare prima a un accordo sui termini del divorzio e concedere soltanto successivamente dei margini per trattare sulle tempistiche, e quindi sui discorsi inerenti la gestione del commercio e l’accesso al mercato unico.

Tutto ciò, in soldoni, significa una sola cosa: che Theresa May & Co., inizialmente partiti con l’idea di “battere i pugni” sui tavoli di Bruxelles, ora come ora si stanno ritrovando a dover abbassare il capo, anche perché le elezioni che si sono tenute di recente e che hanno portato alla disfatta del governo May, porteranno a quella che è stata ribattezzata come una ‘soft Brexit’.

Michael Barnier, capo negoziatore Ue, ha tenuto a precisare che l’accordo commerciale non verrà definito prima dell’addio del Regno Unito, ovvero prima dei due anni di tempo. Le sue parole sono apparse come un rifiuto netto e categorico delle ambizioni che la May ha fondamentalmente sempre avuto, ovvero quelle di provare a strappare all’Ue un accordo commerciale quanto più convenienti per gli inglesi.

Il bello di tutta questa faccenda sono proprio i toni usati da Barnier, che non lasciano spazio ad alcun margine di interpretazione e tanto meno di cambiamento: Barnier rimane convinto del fatto che il Regno Unito debba prendersi tutte le responsabilità del caso della scelta presa, perché non si poteva certo pensare che la vittoria della Brexit sarebbe stata indolore per i britannici e sconveniente solo ed unicamente per gli europei.

I rapporti tra Barnier e David Davis, segretario per la Brexit, si stanno facendo sicuramente più tesi, ma dati gli inizi non ci si può permettere affatto di renderli ulteriormente precari: in fin dei conti, che piaccia o meno, Uk e Ue dovranno continuare a interloquire se vorranno raggiungere un’intesa entro la data ultima del 29 marzo 2019.

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