Def, governo toglie riduzione Irpef ma spunta taglio del cuneo fiscale

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Dell’annunciato taglio delle aliquote Irpef non se ne vede neanche l’ombra: il governo Gentiloni ha deciso di non metterlo più tra le priorità della sua politica, anche se nella lista degli interventi a cui metter mano nel più breve tempo possibile spicca comunque la riduzione del cuneo fiscale. E’ quanto traspare dal Documento di economia e finanza approvato dal Consiglio dei ministri, nel quale tra le novità spunta una nota con cui il governo stima di impiegare quest’anno ben 10 miliardi di euro (dei 20 miliardi in dotazione) per il sostegno al settore bancario.

“Il governo vuol trovare spazi per apportare misure espansive e di riduzione della pressione fiscale, in modo tale da dare continuità all’azione di governo degli anni scorsi”, si legge. Tuttavia scompare ogni riferimento alla riduzione dell’Irpef prevista dal governo Renzi per dare un prosieguo a un’azione avviata con il taglio dell’Ires e dell’Irap. Gentiloni comunque intende “dare continuità alla riduzione del carico fiscale gravante su cittadini e imprese, e proseguire con il taglio dei contributi sociali iniziando dalle fasce più deboli della popolazione come giovani e donne”.

Per quanto riguarda la situazione dei conti pubblici, nel 2018 sarà necessaria una correzione strutturale del deficit per una decina di miliardi di euro, pari allo 0.6% del Pil, per centrare l’obiettivo sul debito che si è dato il governo stesso (pari all’1.2%). In vista della prossima legge di Bilancio, in ogni caso, l’esecutivo intende introdurre lo stop strutturale delle clausole di salvaguardia che potrebbero far aumentare le accise e l’Iva, e scongiurarne l’attivazione mediante tagli alla spesa pubblica e interventi sul fronte delle entrate, già piuttosto sostenute dal buon funzionamento della macchina anti-evasione.

In termini di tagli si parla di una sforbiciata alle spese dei ministeri che contribuiranno al piano di risanamento della finanza pubblica con un miliardo di risparmi di spesa a partire dal 2018.

Il Def indica poi degli interventi mirati a favore dei redditi più bassi, soprattutto per coloro che sono privi di occupazione e per i genitori che faticano a conciliare i tempi di vita e di lavoro. Il governo “attuerà misure a sostegno del welfare familiare e assistenziale e all’introduzione di provvedimenti che possano rendere vantaggioso il welfare familiare e assistenziale”.

E poi c’è il discorso legato alla pressione fiscale. Da questo punto di vista il governo intende proseguire nell’azione di riduzione del peso del fisco, anche se in realtà il Def parla di un aumento stimato al 42.8% nel 2018 – ora è al 42.3% – e di un ripiego al 42.4% nel 2019 (che sarebbe comunque più alto rispetto al livello corrente).

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