Mps, Ue e Italia raggiungono accordo sul salvataggio

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Roma e Bruxelles raggiungono un accordo sulla ristrutturazione del Monte dei Paschi di Siena. Dopo un lungo periodo di trattative arriva il semaforo verde della commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager, al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, per il piano di risanamento dell’istituto senese.

Chi (e quanto) paga il salvataggio di Mps

La Banca centrale europea aveva indicato in 8.8 miliardi una cifra congrua per iniettare capitale sufficiente affinché l’istituto di Rocca Salimbeni potesse ripartire a pieno regime. A pagare questi soldi però non sarà solo lo Stato. Secondo alcune stime, il governo potrebbe metterci di tasca sua 6.6 miliardi di euro, cioè il 70% del totale.

In linea con le norme Ue riguardanti le ristrutturazioni e il burden-sharing, i costi saranno coperti anche da azionisti e obbligazionisti junior, mentre gli obbligazionisti al dettaglio avranno la possibilità di operare nell’ambito di una compensazione mis-selling, intervenendo cioè nel caso in cui dovesse verificarsi una vendita fraudolenta di bond subordinati. Scongiurato, tra l’altro, il rischio del Bail in che avrebbe chiamato all’appello anche i correntisti titolari di conti superiori a 100 mila euro.

L’accordo, come spiega il comunicato della Commissione Ue, è arrivato “a margine di contatti intensi e costruttivi” tra Vestager, il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, la Bce, per quel che riguarda naturalmente il suo ruolo di vigilanza, e per finire le autorità italiane. Vestager è convinta che questa soluzione rappresenti “un passo positivo per Monte dei paschi e per tutto il settore bancario italiano”.

La numero uno della Concorrenza europea precisa che con questo meccanismo di ricapitalizzazione precauzionale si propende per un intervento fatto con fondi pubblici che “limiteranno gli oneri per il contribuente italiano” (anche se di fatto i soldi pubblici, gira che ti rigira, sempre del contribuente sono).

Il futuro di Mps

Cosa ne sarà allora di Mps? La banca toscana continuerà ad avere in portafoglio 26 miliardi di Npl per la vendita a condizioni di mercato, riducendo così i rischi sullo stato patrimoniale. Al tempo stesso la banca dovrà attuare una serie di misure volte ad aumentarne nuovamente l’efficienza e la competitività.

Tra queste, ci tiene a sottolineare Bruxelles, si inserisce un tetto alla remunerazione del top management della banca così come richiesto del resto dalle norme comunitarie in materia di aiuti di Stato. Ciò significa che il numero uno di Mps non potrà guadagnare più di 10 volte lo stipendio medio dei dipendenti della banca, che rapportato al caso dell’amministratore delegato Marco Morelli si traduce in una remunerazione destinata a scendere da 1.8 milioni (e rotti) a 500 mila euro circa.

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